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Questa che vi sto per raccontare è un’escursione sorprendente, che ci ha permesso di ammirare da lontano le più belle montagne del Trentino, a partire dal gruppo del Brenta, l’Adamello e la Presanella. Poca, pochissima gente sul sentiero, ma la Val di Ledro è un po’ tutta così: selvaggia ed incontaminata, nella sua struggente bellezza. Sarà per questo che la amo così tanto.

Il giro delle cime (o il mezzo giro delle cime, come abbiamo fatto noi) si può fare anche in giornata, ma vi consiglio di fare una tappa notturna al Rifugio Nino Pernici, quota 1600 metri. Perché questo è un posto dove si sta davvero bene.

Abbiamo risalito la Val Concei con la macchina, seguendo poi sulla destra le indicazioni per il rifugio e abbiamo parcheggiato poco sotto a Malga Trat (1502 metri), malga in cui è doveroso fermarsi per acquistare un po’ del loro formaggio. Il tempo era instabile, con una pioggia fine, ma non per questo ci siamo scoraggiati e seguendo la strada forestale (tranquilla, una mezz’ora circa) siamo arrivati al Pernici. Ci ha accolto Marco, che assieme alla sua famiglia lo gestisce con un’evidente passione, e abbiamo subito cominciato alla grande: strangolapreti (ottimi) e polenta e spezzatino, accompagnati da un ottimo vino rosso dell’azienda agricola Le fontanelle di Cologna di Tenno. Da non lasciarsi sfuggire anche la polenta di patate, una vera bontà.

Quattro chiacchiere con Marco (sempre piacevole e mai sopra le righe, nonostante le sue quotidiane imprese nei dintorni) e poi ci siamo infilati sotto i piumini blu dei nuovissimi letti a castello in legno (portatevi i sacchi lenzuolo). Una goduria. Al mattino abbiamo puntato la sveglia alle cinque e mezza, per ammirare alle sei un’alba che difficilmente dimenticheremo. Le nubi cariche di pioggia del giorno prima sono sparite, per lasciare il posto ad un cielo senza nuvole. Sotto di noi la vita del bosco che pulsava, con il fruscio dei rami mossi dai movimenti degli animali selvatici.

Una colazione con i fiocchi, con pane fresco, burro della vicina malga, marmellata, the e caffelatte sui tavoli all’aperto ed eccoci pronti per partire.

Guida d’eccezione del nostro giro Stefania Oradini, del Consorzio per il turismo della Valle di Ledro (maglietta blu), che ci ha dato informazioni preziose sui fiori e le piante che abbiamo incontrato lungo il percorso, sugli eventi storici, sul significato dei tanti toponimi che abbiamo incontrato. Niente da fare: avere qualcuno che ti racconta tutto questo regala alla gita un sapore diverso. Per questo, se potete, nelle vostre gite affidatevi alle guide, agli accompagnatori di territorio o a quelli di media montagna.

Un saluto ed un ringraziamento a Marco ed alla piccola Beatrice e via!

Bello vedere fin dall’inizio tutta la strada che avremmo percorso. Un saliscendi continuo sulla corona di cime davanti ad i nostri occhi, con un susseguirsi di scorci sorprendenti ed elementi storici. Tra i tanti segnalo:

  • il bivacco e la caverna Riccabona, che prende il nome dal capitano dei Kaiserjäger Ludwig Riccabona, comandante per alcuni anni durante la prima Guerra Mondiale del settore della Bocca di Trat. Personaggio storico diventato famoso per avere scritto molto della vita al fronte, lasciando una preziosa testimonianza degli accadimenti di quegli anni.
  • la Mazza di Pichea (1879 metri), a cui si arriva con un tratto facile di cordino) con la sua grande croce. Il panorama qui è, se possibile, ancor più grandioso, con il Caré Alto che svetta proprio lì dietro, l’Adamello, la Presanella e il Brenta.

  • il Corno di Pichea (2146 metri), con il lago di Garda (e poi quello di Tenno, con il suo colore d’acqua inconfondibile) che sbuca all’improvviso e ci accompagnerà per un lungo tratto

  • il Monte Tofino (2149 metri), con il suo crinale pianeggiante e vista incredibile su praticamente tutto il Trentino

 

  • il Doss de la Torta (2156 metri), che si raggiunge seguendo la panoramica strada militare in un tripudio di fiori (anche tantissime stelle alpine!)

  • l’ultima cima (per noi) è stata la Gavardina (2047 metri), balcone spettacolare ravvicinato sul Brenta, dove fermarsi a mangiare un buon panino e prendere coraggio per la lunga discesa.

Ultima tappa la Bocca de l’Ussol (1879 metri), chiamata così perché una volta per gli abitanti della Val di Ledro era l’uscio/l’uscita per le Giudicarie. Fate un ultimo sforzo e salite ancora di una cinquantina di metri fino alla cappella scavata nella roccia. Da qui si prosegue per completare il giro delle cime fino al Monte Cadria (2254 metri), ma noi abbiamo stabilito di aver camminato a sufficienza. Quasi mille metri di discesa, prevalentemente del bosco, passando da Malga Guì (vendita di formaggio).

Sosta d’obbligo al Rifugio al Faggio (964 metri, anche albergo/chalet con piscina e sauna esterna), per una bella birra fresca. Ambiente rinnovato da poco in cui domina il legno, un tripudio di fiori, la consueta (ottima) cucina tipica e il desiderio di tornare qui presto, per una serata tra amici o per qualche giorno di relax.

Info utili

 

  • il rifugio Pernici è aperto tutti i giorni da metà aprile fino ad autunno inoltrato (dipende dal meteo e dalla stagione). Il numero a cui chiamare è questo: 0464.505090, il cellulare lì prende poco. Aperto anche nei weekend invernali, altra esperienza assolutamente da fare (QUI il mio racconto)
  • il mezzo giro delle cime è fattibile in 4/5 ore, con un dislivello positivo di circa 1000 metri. Un saliscendi impegnativo, per persone allenate.
  • lasciate una macchina al Rifugio al Faggio, in modo tale da non dover tornare di nuovo sotto Malga Trat. L’alternativa, se ne avete solo un mezzo, è di lasciarlo a Lenzumo e salire il giorno precedente fino al Pernici (800 metri di dislivello, 3 ore circa). Calcolate allora un’ora in più al ritorno dal Faggio a Lenzumo, percorrendo però il bellissimo sentiero naturalistico della Val Concei.
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