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Ad un passo da Piazza Duomo, a Trento, questo ristorante è ormai una certezza per chi vuole trattarsi bene, sia per un’occasione speciale che per un pranzo o una cena in cui nessun dettaglio è lasciato al caso.

Un’unica sala, con otto tavoli disposti ordinatamente in una stube in legno di cirmolo, con soffitto in volta a botte del Cinquecento. Chi volesse saperne di più sulla storia di questo luogo trova tutto QUI. Il tavolino all’entrata, subito sulla sinistra, è il mio preferito perché permette di essere appartati quel giusto e di godere di tutta la bellezza dell’ambiente.

All’accoglienza calorosa ci pensa sempre il titolare Massimiliano Peterlana (con me nella foto principale), ma tutto il suo staff è all’altezza di un servizio di livello: dallo chef Federico Parolari, che non manca mai di salutare al tavolo con il suo sorriso aperto, a Gianni Pasolini – in sala – competente e preciso.

Sempre apprezzato il benvenuto con il TRENTODOC e mai banale l’entrée. Ieri ci hanno sorpresi con una mousse di ricotta d’alpeggio e germogli di rapanello, su crema di castagne. Squisita. A me piacciono poi particolarmente le loro variazioni: gusti delicati, ingredienti di stagione e abbinamenti sempre azzeccati con i prodotti del territorio.

Questa volta come antipasto ho scelto la variazione di cappesante: in vellutata di ceci, lardellata su puré di cavolfiore, gratinata ai carciofi e in tortino al radicchio. La prima servita in un elegante piatto coperto di porcellana (data la vellutata), le altre servite insieme.

Altro piatto che mi conquista sempre è la pasta fatta in casa, notevoli però anche i risotti “acquerello”. Ieri mi sono fatta tentare dagli spaghettoni fuori menù al nero di seppia, con broccoli e salmerino. Vino d’accompagnamento al calice: Castel Firmian Assonanza 2016 (Mezzacorona), buon vino aromatico dato dall’unione di uve di Chardonnay e Gewürztraminer.

Scelti esclusivamente per gola i dolci, anche qui declinati in una variante migliore dell’altra. Per me la Sinfonia alle noci e caffè: tortino con salsa moka (notevole), mousse al caffè e parfait al torroncino.

Già questo dessert era una delizia, ma non sono riuscita a trattenermi dall’assaggiare quello di chi era con me e ancor meglio si è rivelata la Variazione agli agrumi: strudel al mandarancio (squisito), gelato alla vaniglia con caramello d’arancio e semifreddo. Mi sono ricordata solo in quel momento che mi devo affidare di più allo sguardo di approvazione di Massimiliano quando prende la comanda!

Amo molto questo posto perché:

  • si mangia sempre bene, non sono contemplate sorprese
  • l’atmosfera è raccolta e rilassata, sembra quasi di essere in un altro mondo anche se sei in centro città
  • esco sempre soddisfatta, mai eccessivamente piena, ma con quel piacevole retrogusto interiore di quando si sta proprio bene

Da sapere:

  • con la bella stagione ci sono anche alcuni tavoli all’aperto, in uno  spazio appartato, appena fuori dal caos cittadino.
  • il menù è stagionale e cambia regolarmente, pur mantenendo dei tratti distintivi: si può scegliere tra il menù degustazione del territorio, il menù degustazione di pesce, la proposta di mezzodì (due piatti) e il menù alla carta (li trovate sempre aggiornati QUI)
  • abbiamo speso circa 60 euro a testa: antipasto, primo, dolce, caffè e bicchiere di vino. Assolutamente giusto, per un ristorante non stellato solo formalmente (che poi quel conta di più è sempre la sostanza rispetto all’apparenza).

Insomma, questo è un posto assolutamente da provare quando si viene a Trento, oppure per chi vive qui e vuole vivere un’e-sperienza culinaria degna di nota.

Info utili:

Via Don Arcangelo Rizzi, 11  Trento
Tel 0461 234343
www.leduespade.com

Aperto tutto l’anno, tranne la domenica e il lunedì a pranzo.
Consigliato prenotare, per il numero limitato di tavoli

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